Avete rapporti d'affari con la ?

Potete dormire sonni tranquilli. Siete nelle mani di una banca solida, affidabile e onesta.
Magari, se vi siete fatti rifilare i bond argentini, potreste essere di avviso diverso. Ma è stato un incidente di percorso, e non bisogna credere che i piazzisti della banca vi abbiano taciuto deliberatamente le informazioni di cui erano in possesso. (1)
E anche la storia della Parmalat è stato un incidente di percorso, ovvio. (2)
Ma in linea di massima potete stare tranquilli: siete in buone mani.
Comunque, di tanto in tanto date un'occhiata ai tassi applicati; è vero che l'ultima volta che hanno tentato di aumentarli con effetto retroattivo (60 giorni!) sono stati costretti a fare marcia indietro, ma potrebbero cadere nuovamente in tentazione. (3)
E già che ci siete, date un'occhiata anche alle spese che vi caricano. (4)
Solo un consiglio: occhio ai formulari che firmate! Ecco cosa è successo a mia madre.

Carlo Pappalardo

http://bastianini.info

 

 

 

Bruxelles

2006-07-25

Deutsche Bank

Via Santa Brigida 10

80132 Napoli

fax +39 0815414431

 

Buongiorno

in visita a Napoli, ho avuto modo di controllare gli ultimi estratti del conto ****** che mia madre, in cui nome e nel cui interesse vi scrivo, ha presso la vostra agenzia e nei quali mi è sembrato di notare alcune anomalie e irregolarità.

 

Ecco i fatti:

·    verso fine gennaio, la Deutsche Bank, agenzia Napoli 1, ha inviato un telegramma alla titolare del conto, chiedendole di “favorire co ns ufficio riscontro per comunicazioni urgenti che la riguardano”.

·    poiché mia madre è seriamente malata ed è oramai allettata da alcuni anni, nel corso di un mio successivo viaggio a Napoli ho preso contatto con un vostro commesso (Mileto, mi sembra), che mi ha esternato le perplessità della banca per la mancata movimentazione, da oramai molto tempo, del conto, sul quale non restavano che pochi spiccioli, anche a causa dell’accumularsi delle spese di gestione.

·    dopo aver spiegato al vostro impiegato i motivi (malattia della titolare e conseguente cessazione di ogni attività) per cui il conto non era più usato, mi è stato consigliato di procedere

(a)  alla sua estinzione, e
(b)  alla contemporanea estinzione di un fondo di risparmio (di cui, per inciso, ignoravo  l’esistenza) sul quale rimaneva ancora una piccola somma. A tal fine mi sono stati consegnati due formulari da far firmare alla titolare e da riportare alla banca.

·    il giorno successivo ho riconsegnato allo stesso impiegato il solo formulario per l’estinzione del conto corrente (mia madre si era in effetti dichiarata contraria a estinguere il fondo di risparmio). Mi è stato confermato che la banca avrebbe proceduto all’immediata chiusura del conto e al trasferimento a breve termine di ogni eventuale residuo con un bonifico in mio favore.

·    non avendo più ricevuto notizie, varie settimane più tardi ho ricontattato il vostro impiegato, il quale ha affermato che l’operazione richiesta non era stata effettuata perché la banca aveva qualche dubbio sull’autenticità della firma di mia madre e desiderava essere da lei contattata telefonicamente per conferma.

·    insospettito dall’evidente assurdità della richiesta (se la banca non si fida di una firma, ancor meno dovrebbe fidarsi di un’anonima voce telefonica!) vi ho inviato un fax, confermando che consideravo la richiesta di chiusura sospesa e sottolineando in particolare che nessuna operazione doveva essere effettuata sul fondo di risparmio (mi era in effetti venuto il dubbio, poi dimostratosi fondato, che tutte le chiacchiere del vostro impiegato mirassero a far trasferire i soldi del fondo sul conto corrente per poter continuare a prelevare spese di gestione).

·    nel corso della mia ultima visita a Napoli ho potuto constatare che la banca ha effettuato l’unica operazione che non era stata autorizzata a fare.

 

Premesso che:

·    non mi pare per niente serio inviare un telegramma convocando un cliente “per importanti comunicazioni” quando in realtà tutto quello che la banca voleva era togliersi la curiosità di sapere perché il conto non era più movimentato

·    non mi pare per niente rassicurante sapere che i commessi della Deutsche Bank hanno l’abitudine di spiattellare i dettagli sui conti e depositi dei propri clienti al primo sconosciuto che si presenta affermando di essere il figlio del titolare (in questo caso era vero, ma il vostro commesso non poteva certo saperlo)

 

vi sarei grato se voleste spiegarmi

·    chi ha autorizzato la Deutsche Bank a procedere alla liquidazione del fondo di risparmio di mia madre. Non mi risulta infatti che mia madre abbia firmato un’autorizzazione in tal senso, e sono praticamente sicuro che eventuali aggiunte sul formulario di chiusura del conto corrente non sono di suo pugno.

·    indipendentemente da quanto detto al punto precedente, e ammesso per assurdo che mia madre abbia autorizzato anche la chiusura del fondo di risparmio oltre a quella del conto corrente, come è possibile che una sola e unica firma venga considerata autentica per un’operazione e falsa per una seconda operazione.

·    se la Deutsche Bank ritiene che la firma sul formulario sia falsa, perché non ha segnalato al cliente che qualcuno aveva tentato di manipolare il suo conto. E perché non ha proceduto penalmente contro il supposto falsario.

 

In attesa di una vostra risposta, distinti saluti

 

 

Il testo della lettera verrà pubblicata domani sul mio sito Internet, all’indirizzo (http://www.bastianini.info/deutschebank/), e trasmessa entro metà agosto a siti di consultazione, blog, e associazioni dei consumatori (ovviamente omettendo i dati sensibili per motivi di privacy, un concetto che sembra sfuggire ai vostri commessi). Naturalmente, per una questione di correttezza, vi affiancherò anche la vostra risposta, non appena mi sarà pervenuta

 

Carlo Pappalardo
via Marziale 9     63030 Acquaviva Picena (AP)
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Ad onor del vero devo sottolineare che la Deutsche Bank mi ha risposto a stretto giro di posta, anzi di email. Piccolo dettaglio: invece di fornirmi i chiarimenti richiesti, si è limitata a una serie di frasette generiche e a diffidarmi (sospetto che questo sia stato il vero motivo della rapidità con cui si son fatti vivi) dal diffondere informazioni sull'accaduto.
Ed ecco la mia seconda comunicazione alla banca

Carlo Pappalardo

http://bastianini.info

 

 

 

 

Ascoli Piceno

2006-08-07

Deutsche Bank

Via Santa Brigida 10

80132 Napoli

fax +39 0815414431

 

all'attenzione del Dott. Arenella


la ringrazio per la sua pronta risposta alla mia lettera del 25 luglio e mi scuso per aver "declassato" il Dott. Mileto da vicedirettore di sportello a semplice impiegato (categoria che, del resto, rispetto moltissimo). Avrei dovuto ricordare che nelle banche italiane si diventa subito vicedirettori di qualcosa, e quindi il mio errore è davvero imperdonabile. Come unica giustificazione posso addurre il fatto che il modo di fare del Dott. Mileto non mi è sembrato quello che ci si può aspettare da un funzionario che ricopre un incarico così importante, dunque un uomo senza dubbio di grande esperienza e raffinata cultura.

 

Ho avuto qualche difficoltà a tradurre in italiano la sua lettera, ma una volta pervenutovi non posso che concordare su quanto da lei affermato in apertura "Prima di tutto credo che ogni problematica in genere trovi migliore soluzione se discussa "de visu" e non a distanza quanto meno si guadagna in termini di qualità della comunicazione, quindi sarò ben lieto di incontrarla di persona per darle ogni chiarimento fosse necessario". Purtroppo, prima o poi sarò senza dubbio costretto a venire nuovamente a Napoli; in tale occasione non mancherò di contattarla per fissare un appuntamento e avere così il piacere di conoscerla.

 

Quello che però mi lascia perplesso è il secondo paragrafo della sua risposta, che contraddice il primo. Lei afferma in effetti che "In quell'occasione sarò ben lieto di dare risposta ad ogni suo interrogativo. Ovviamente nel rispetto della normativa vigente ogni comunicazione di dati sensibili sarà possibile unicamente al legittimo titolare del Conto". Mi pare giustissimo (magari il Dott. Mileto avrebbe dovuto pensarci prima).  Ma poiché, come ben sa, non sono il titolare del conto di mia madre (lapalissiano) non capisco quali chiarimenti potrebbe darmi nel corso di un nostro eventuale futuro incontro: qualsiasi informazione sul conto rientrerebbe ovviamente tra quelli che lei definisce dati sensibili. Le faccio per inciso notare che in questo modo sta censurando l'operato del Dott. Mileto, che mi ha invece allegramente spiattellato tutti i dettagli del conto corrente e del fondo di risparmio di mia madre.


Nel terzo paragrafo della sua risposta lei mi ricorda che "Le disposizioni operative da noi eseguite sono state presentate da Lei e non da sconosciuti o a mezzo posta e se è stata fatta un'eccezione questa è stata fatta nel rispetto delle condizioni di salute della ns Cliente, è vero che non abbiamo avuto finora mezzo per identificarLa come figlio legittimo della ns Cliente ma lei ha presentato copia del passaporto della ns Cliente, documento riservato e presumibilmente custodito in casa".
Eh no, egregio Dott. Arenella, così proprio non va.
In primo luogo: quando ho preso contatto con il Dott. Mileto io ERO un perfetto sconosciuto (almeno per la Deutsche Bank), e quindi il Dott. Mileto ha eseguito le disposizioni operative, per usare il suo gergo bancario, presentate da un perfetto sconosciuto.

In secondo luogo: di quali disposizioni operative sta parlando? Il formulario firmato da mia madre, e da me consegnato alla Deutsche Bank, prevedeva un'unica operazione: la chiusura del conto corrente a suo nome ancora esistente presso la banca (e ovviamente il trasferimento di eventuali somme residue su un altro conto). Lei afferma che "Le disposizioni operative da noi eseguite...". Ma il punto è proprio questo: la Deutsche Bank NON ha eseguito l'operazione richiesta, ne ha eseguita una non richiesta. Oppure, se vogliamo proprio dire che in quei giorni ero tanto distratto e preoccupato da non essermi accorto che mia madre aveva aggiunto di suo pugno sul formulario una ulteriore richiesta per la liquidazione del fondo Oasis (a proposito, ha dato un'occhiata al formulario che a suo tempo ho restituito al Dott. Mileto? Ha trovato una richiesta scritta di mia madre in tal senso?), ha eseguito solo la parte di operazione che le conveniva (la liquidazione del fondo Oasis) ma non la parte che non le conveniva (la chiusura del conto corrente). E ritenere la stessa firma autentica per un'operazione e non autentica per una seconda operazione mi sembra un poco forte, anche per un istituto bancario dalla abitudini piuttosto disinvolte.


Dalla lettura del quarto paragrafo ("Siccome concordo sulle tematiche da Lei affrontate in termini di rispetto del trattamento dei dati personali, la pregherei a tale punto di munirsi di apposita procura notarile ad operare sul rapporto specificatamente indicato. Lei stesso tra l'altro in un fax a ns mani afferma di sospendere ogni operazione sul rapporto della ns Cliente perchè con le sue sorelle stava cercando di risolvere il problema") mi sembra poi di capire che esiste un equivoco di fondo. Nella mia lettera del 25 luglio non chiedo affatto spiegazioni sulla mancata chiusura del conto, ma sul comportamento della banca. Invitarmi quindi a presentare una procura notarile è del tutto fuori luogo (per inciso, sta nuovamente censurando il Dott. Mileto, che aveva dimenticato di farlo). In ogni caso, se un giorno dovessi decidere di occuparmi di nuovo di quest'inutile conto, non dimenticherò la sua richiesta. Quello che adesso mi preme sapere è se il comportamento della Deutsche Bank è stato lecito o meno (la domanda è retorica, la risposta mi pare ovvia, ma mi piacerebbe che la banca ammettesse il proprio errore. Anzi, penso che la sola cosa corretta che la banca potrebbe fare sarebbe riportare la situazione a com'era prima del mio passaggio a Napoli). Per finire, nel fax cui lei fa riferimento mi limitavo a prendere atto che la Deutsche Bank aveva sospeso l'operazione richiesta da mia madre, non chiedevo invece, come lei afferma, di sospendere tale operazione (due mesi dopo averla sollecitata sarebbe stato un poco tardi, non le pare?)


L'ultimo paragrafo della sua comunicazione "Concludendo, viste le ipotesi da Lei formulate La prego di inviarmi certificato di esistenza in vita della ns Cliente" mi sembra, non me ne voglia, completamente idiota. A parte il fatto che non capisco come le ipotesi da me formulate (cioè il fatto che la banca abbia eseguito un'operazione senza averne ricevuto l'autorizzazione necessaria) potrebbero giustificare una sua richiesta in tal senso, nel paragrafo precedente mi aveva appena sollecitato una procura notarile; a mia conoscenza non è possibile ottenere una procura notarile legalmente valida nel corso di una seduta spiritica, di conseguenza la richiesta di un certificato di esistenza in vita è superflua e vessatoria. In ogni caso, se la Deutsche Bank ha veramente voglia di sapere se mia madre è in vita o no (lo è, lo è) può sempre procurarsi un certificato e togliersi così questa malsana curiosità.

 

Colgo l'occasione per porgerle i miei cordiali saluti e augurarle buone vacanze.

 

 

PS: dalle informazioni ricevute, non esiste una normativa che m'impedirebbe di pubblicare su Internet la sua risposta (lavora alla Deutsche Bank, mica al Sismi!), quindi la sua messa in guardia vagamente minacciosa non mi tange. Non ho però alcun problema a soddisfare il suo desiderio di riservatezza; mi sono sono quindi limitato a pubblicare le mie lettere (dopo aver eliminato i dati sensibili).



Carlo Pappalardo
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Beh, naturalmente la banca ha finito col fare ammenda e pagare, ma solo perché alla fine ho chiesto l'intervento dell'Ombudsman bancario, che pare sia lo spauricchio degl'impiegati di banca. A quel punto Stanlio e Onlio, cioé scusate volevo dire i nostri due alti dirigenti bancari, si sono fatti in quattro per chiudere "a totale soddisfazione del cliente" la pratica pendente.
PS: a proposito, l'enorme somma in gioco non superava i 1.500 euro!


(1)           (19 gennaio 2005)

 

VENEZIA - Il comitato esecutivo dell'ABI ha oggi espresso "pieno appoggio e apprezzamento" all'azione della Task force sull'argentina guidata da Nicola Stock. Ma, nel frattempo, il tribunale di Venezia ha pronunciato una sentenza che potrebbe ribaltare le sorti dei risparmiatori: ha infatti condannato la Deutsche Bank a restituire a una coppia di clienti i 152.000 euro investiti nel 1998 in bond argentini.
Se altri magistrati seguissero la strada aperta dal giudice Mara Caprioli a Venezia, i risparmiatori avrebbero un'alternativa rispetto all'accettazione dell'offerta capestro del governo argentino, che prevede il rimborso in tempi lunghissimi di circa il 30 per cento della somma investita, oppure dell'eventuale causa, magari di gruppo, a Buenos Aires (o ancora, dell'attesa di una ulteriore quanto improbabile nuova proposta di rimborso).
La banca, nel caso specifico dei due coniugi veneziani, lui pensionato e lei casalinga, era tenuta per contratto anche a fornire consulenza sugli investimenti. Pertanto, nonostante quella di acquistare bond argentini per 295 milioni di lire fosse stata una specifica richiesta dei clienti, pervenuta per telefono, la banca avrebbe dovuto informarli delle ragioni per cui non era opportuno procedere all'esecuzione dell'operazione, si legge nella sentenza.
"I soggetti abilitati - dicono i magistrati veneziani - devono comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse del cliente e per l'integrità del mercato, acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che gli stessi siano sempre adeguatamente informati".
Il giudice ricorda, a sostegno delle ragioni che avrebbero dovuto spingere la banca a sconsigliare l'investimento ai clienti, "l'enorme sproporzione tra il capitale della società emittente e l'ammontare del prestito" e il fatto che le agenzie più qualificate non avessero fornito il rating sull'operazione. Tutte circostanze comuni a migliaia di investimenti analoghi. I sottoscrittori di bond argentini in Italia sono circa 450.000.
Le banche finora si sono dette pronte a sostenere le ragioni dei clienti, non certo ad addossarsene gli oneri finanziari. Nell'approvare l'operato di Stock, oggi il comitato esecutivo dell'ABI (Associazione bancaria italiana) ha invitato le banche a farsi carico delle eventuali spese derivanti dalle azioni legali sostenute dalla Tfa, per conto dei clienti, nei confronti dell'Argentina.
Infatti Stock ha ricordato oggi che i creditori che non aderiranno all'offerta potranno avviare iniziative "per far pignorare o sequestrare i flussi finanziari destinati ai nuovi titoli" mentre chi non aderirà all'offerta "non perderà i diritti derivanti dai titoli esistenti".
L'ipotesi della Tfa, che l'ABI oggi si è impegnata a sostenere, è che i risparmiatori (liberi comunque di prendere qualunque decisione), rifiutando in blocco l'offerta, possano spingere il governo argentino a formularne una migliore (ipotesi però che il sottosegretario argentino all'Economia Guillermo Nielsen, in Italia per il road show dell'offerta, ha respinto in termini netti).
Considerato il migliore andamento economico, con le riserve valutarie a 20 miliardi di dollari statunitensi, il Pil in crescita di oltre l'8 per cento e gli introiti fiscali aumentati di oltre il 30 per cento, l'Argentina, ha ripetuto oggi Stock all'ABI (lo aveva già detto giorni fa in Parlamento) "può migliorare la sua offerta unilaterale, ma non ha alcuna volontà di farlo".


(2)           (1 marzo 2006))

 

MILANO - Inizia oggi a Milano il nuovo processo Parmalat contro tredici dirigenti di grandi banche e società di gestione (Citigroup, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Nextra e UBS). Altroconsumo dichiara che sarà “dentro e fuori il processo”, a Palazzo di giustizia: all’interno con la rappresentanza di risparmiatori coinvolti nel crac, all’esterno, manifestando visibilmente solidarietà ai risparmiatori traditi.
Sono passati oltre 26 mesi dall’esplosione della vicenda Parmalat e i risparmiatori coinvolti aspettano ancora di vedere i risarcimenti per le somme investite. “Tutto ciò è stato possibile – spiega Altroconsumo – grazie soprattutto alla lentissima macchina politica che ha portato ad avere una legge sul risparmio incompleta, tardiva e indifferente all’istituto della class action, fortemente richiesto da Altroconsumo anche in Italia”.
Secondo l’associazione bisogna diffidare di chi consiglia la costituzione di migliaia di parti civili sollecitando in tal senso i singoli consumatori: questo fa proprio il gioco di chi vuole allungare i tempi dell’iter giudiziario senza alcun vantaggio concreto per i singoli. Altroconsumo ricorda il numero verde (800.194.491) a disposizione di tutti i risparmiatori che volessero aderire alla causa civile per i risarcimenti individuali, in partenza a breve.
Sulle parole dell’Amministratore delegato della nuova Parmalat, Enrico Bondi, si esprime l’Adoc. “Le dichiarazioni di Bondi sul fatto che le banche erano a conoscenza dell’indebitamento di Parmalat – dichiara il presidente dell’Adoc Carlo Pileri -, non fanno altro che confermare le ipotesi che le associazioni di tutela dei piccoli risparmiatori, come l’Adoc, portano avanti da tempo, ovvero quelle di una responsabilità diretta degli istituti di credito nei confronti dei cittadini che hanno investito in bond Parmalat”.
“Le conferme ai nostri sospetti – spiega Pileri – sottoscrivono, legittimano e appoggiano le richieste di rimborso dei piccoli risparmiatori. Resta da capire se gli istituti bancari vogliono risolvere velocemente e costruttivamente queste sofferenze o se invece dobbiamo ancora una volta invitare i risparmiatori allo scontro giudiziario. Per il bene di tutti crediamo che – conclude Pileri – si debba ricostruire un clima di fiducia intraprendendo subito un percorso veloce di conciliazioni che consenta ai risparmiatori di recuperare quanto hanno ingiustamente perso a causa di informazioni sbagliate o, al minimo, asimmetriche”.
Sull’udienza del processo Parmalat si è espressa anche l’Adusbef: “è singolare la posizione assunta dal Tribunale di Milano nelle precedenti udienze, di accettare la costituzione di parte civile del comitato dei risparmiatori del San Paolo Imi, che conta oltre 32 mila associati, e di escludere le costituzioni di tutte le associazioni di consumatori che avevano presentato richiesta a nome di decine di migliaia di risparmiatori”. L’Adusbef infine “continua a difendere l’operato dei magistrati ai quali deve andare la gratitudine dei consumatori per il lavoro svolto, ma resta sconcertata rispetto ad una decisione di accogliere i rappresentanti del San Paolo Imi,che ha scelto il doppio ruolo,imputato e parte civile allo stesso tempo”.


(3)           (1 marzo 2006)

 

MILANO - ...Su questi "ordinari soprusi", Adusbef ha chiesto alla magistratura penale di aprire un'indagine. Con la speranza che l'azione giudizaria porti i suoi frutti come avvenuto dopo la denuncia delle manovre sui tassi con effetto retroattivo, "ulteriore prassi abituale delle banche", In quell'occasione, Deutsche Bank, che aveva annunciato una retroattività di 60 giorni, "è stata costretta a fare macchina indietro"...


(4)           (9 maggio 2006)

 

FIRENZE - Le banche applicano commissioni anche di cento euro per ciascun titolo che il cliente sposta altrove, ma l'operazione costa loro appena trenta centesimi. Per questo abbiamo deciso di segnalare all'Antitrust lo spropositato ricarico, che serve a bloccare la fuga dei clienti.
Deutsche Bank chiede cento euro per spostare un BTP, Unipol Banca ha preteso ottocentocinquantadue euro per spostare undici titoli azionari. Sono soltanto due delle tante lamentele che ci pervengono di continuo.
L'Antitrust gia' se ne sta interessando con un'indagine specifica sui "costi di uscita" applicati dalle banche ai clienti.
Anche in base a cio', alcuni istituti stanno abolendo i costi per l'estinzione del conto e per il trasferimento dei titoli, ma siamo ancora a casi sporadici.
Ma quanto costa ad una banca trasferire i titoli?
Grazie alla segnalazione di un promotore finanziario, Federico Costalonga, abbiamo appurato che per i titoli accentrati in Italia, quindi la stragrande maggioranza di quelli in possesso degli investitori, la risposta e' a disposizione di tutti.
Montetitoli, la societa' di gestione accentrata degli strumenti finanziari del gruppo Borsa Italia, pubblica sul sito web il suo "listino prezzi", vale a dire le condizioni economiche applicate agli intermediari aderenti. Consultandolo, si scopre che trasferire un titolo da un intermediario all'altro costa... 30 centesimi alla banca di partenza e 30 centesimi alla banca di arrivo!
A pagina 11 del listino si legge, infatti:
Trasferimento franco valuta (giro)
Per ogni transazione regolata franco valuta:
[-]tra due intermediari partecipanti al sistema Monte Titoli (o fra i conti del medesimo intermediario):
€ 0,30 a carico dell’intermediario ordinante
€ 0,30 a carico dell’intermediario beneficiario.

Non pretendiamo che le banche lavorino gratis, ma un ricarico da 30 centesimi a 77 o anche 100 euro ci appare...un tantinello spropositato!
Soprattutto, questo salasso e' contrario a quanto il Regolamento Consob 11522, all'articolo 26, lettera f, prescrive: "(gli intermediari) operano al fine di contenere i costi a carico degli investitori". Il motivo che porta le banche ad applicare queste assurde spese e' evidente: servono per "bloccare" i clienti, che se proprio desiderano andare altrove sono "puniti" da questi costi. Non a caso, spesso le banche agevolano i nuovi clienti, rimborsando loro le spese sostenute per il trasferimento dei titoli. E non si sognano nemmeno di far pagare qualcosa per l'arrivo dei titoli presso il loro dossier. Abbiamo, quindi, inviato un esposto all'Antitrust con cui segnaliamo l'assurdo ricarico applicato dalle banche sul costo del trasferimento dei titoli, in modo che l'Autorita' ne tenga conto nell'indagine in corso.